Materia, energia e coscienza

La fisica nucleare e quantistica ci hanno ormai abituato all’idea che ciò che percepiamo come solido è in realtà caratterizzato nel suo intimo da una natura vibratoria. La materia solida è composta da atomi, in ognuno dei quali il 99,99 % del volume è composto dal vuoto, che non è sinonimo di nulla, ma anzi di elevata potenzialità energetica.

Possiamo considerare anche la coscienza come una forma di energia: in quanto informazione in grado di agire e di interagire con ciò che la circonda, essa è motore di cambiamento, nella stessa misura in cui anche l’energia fisica (o “densa”) può creare, quando applicata, una trasformazione, un cambiamento, un interiore, intenso, (“en”) lavoro (“-ergon”). Nel caso della coscienza e di molte manifestazioni della vita specifichiamo che si tratta di una forma diversa di energia, quella sottile che, a differenza di quella densa, non è elettromagnetica, o almeno non solo. Nel caso di esseri viventi parleremo di bioenergia.

Nella misura in cui tale coscienza energetica percepisce il mondo e quindi lo influenza, trasformandolo, essa è creatrice, connessa quindi all’origine di ciò che è. In tal senso è divina.

Se consideriamo la coscienza come una delle possibili espressioni della bioenergia, ci avvicineremo di più alla comprensione di come essa interagisce con la materia fisica e si manifesta negli esseri viventi, noi compresi.

L’anatomia sottile come chiave per accedere alla realtà multidimensionale

Nella visione olistica la realtà è multidimensionale, ossia composta da diversi piani di vibrazione, dominî di esistenza che coesistono simultaneamente. Icorpi sottili sono gli apparati con i quali possiamo fare esperienza: il corpoeterico, quello emozionale (o astrale), mentale e i corpi superiori. Vediamo i primi tre.

La funzione del corpo eterico, che appartiene a un piano di vibrazione più sottile di quello fisico o denso, è di proteggere e di regolare il funzionamento del nostro sistema, e si manifesta come una involucro a pochi cm dalla nostra pelle.

Quando ascoltiamo una musica che ci piace sentiamo la pelle d’oca, segno di coinvolgimento del corpo eterico!

Il corpo emozionale gestisce l’espressione e l’elaborazione delle emozioni, per loro natura più mobili e “veloci” delle espressioni del corpo fisico, che si trova su un piano di vibrazione più lento o “grossolano”.

Il corpo mentale presiede all’elaborazione delle funzioni cognitive, ma ha a che fare anche con i livelli di intuizione e ispirazione e dei tre corpi è più raffinato, la vibrazione è meno vicina alla materia fisica.

I chakra

A permetterci la connessione con il livello sottile e multidimensionale della realtà, oltre ai corpi sottili ci sono anche i chakra, le nadi (una sorta di apparato circolatorio dell’energia) e i meridiani.

I chakra (in sanscrito “ruote”) sono “centraline energetiche di coscienza”, ossia centri elaboratori di energia e di coscienza, che, come abbiamo visto, può essere considerata come una forma organizzata di energia).

Nel 1918 Arthur Avalon (al secolo sir John Woodroffe) con la sua operaThe Serpenti Power fa conoscere all’Occidente il sistema dei chakra, traducendo il Satcakranirupana (secondo Avalon: “Descrizione e investigazione all‘interno dei Sei Centri Corporei”), un testo redatto nel XVI secolo dal maestro tantricoPurnananda.

In questa trattazione sono descritti sei chakra: Muladhara, Svadhisthana,Manipura, Anahata (da pronunciare “anahàt”), Vishuddha e Ajna (pronuncia “àgghia”): rispettivamente il centro della radice, il centro sacrale, il centro delplesso solare, il centro cardiaco, il centro della gola e quello tra le sopracciglia(il terzo occhio).

Da un punto di vista esistenziale, questi chakra permettono di relazionarci rispettivamente con la dimensione fisica (Muladhara), quella emozionale (Svadhisthana)), il nostro senso dell’io in rapporto agli altri (Manipura) e con gli altri (Anahata), la capacità di dire la nostra verità manifestandoci (Vishuddha) e la capacità di intuire al di là della razionalità e definire il nostro disegno di vita (Ajna).

I chakra parlano di noi

Come si vede, tutte tematiche che ci troviamo ad affrontare quotidianamente e che possono costituire il contenuto di che possiamo subire. In

questi diversi ambiti possiamo infatti subire traumi, patire umiliazioni, sperimentare ingiustizie, provare frustrazione, agire conflitti, ma anche ottenerevittorie, guadagnare stima e rispetto, trovare soluzioni inaspettate, raggiungererisultati sperimentando grandi soddisfazioni e gratificazione interiore, e infine lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato insieme a un ottimo ricordo di quello che abbiamo rappresentato nella nostra vita.

E’ attraverso i chakra che ciascuno di noi fa esperienza e affronta le tematiche ai corrispondenti livelli vibrazionali.

In particolare i blocchi fisici, emozionali e mentali corrisponderanno ad altrettante difficoltà di normale funzionamento dei primi tre chakra, non a caso quelli che, nella maggior parte delle persone, troviamo più spesso malfunzionanti e in disequilibrio tra loro.

Con diverse tecniche (come la kinesiologia, la radioestesia, lo strumento Biowell) l’operatore può valutare il potenziale di ciascun centro energetico individuando i settori in cui l’elaborazione di determinate tematiche da parte della persona è particolarmente complessa, e da qui individuare gli aiuti da attivare.

Nel modulo Il Sentire Vibrazionale per il corso di naturopati impariamo ad applicare la radioestesia per valutare energeticamente lo stato dei corpi sottili e dei chakra. Per i primi stabiliamo se vi è troppa energia in arrivo e ha trovato un qualche blocco; nei chakra invece individuiamo il grado di attività (se eccesiva, scarsa o equilibrata).

Ad esempio, proviamo a considerare la tematica del lavoro (intesa comeoccupazione) utilizzando come “parole” i chakra stessi.

La paura di perdere la propria occupazione si potrà “leggere” nel centro Muladhara; un conflitto emozionale con i colleghi corrisponderà a una disarmonia in Svadhisthana; il sentirsi non rispettato costituirà un conflitto a livello di Muladhara; l’essere a disagio con i colleghi o triste per la propria condizione al lavoro sono stati d’animo che riscontreremo in Anahata, mentre Visuddha vibrerà in modo disfunzionale se stiamo facendo un lavoro che non è adatto a noi, mentre nel caso in cui ci si sente senza sbocchi, in cui non si vede un orizzonte lavorativo, sarà Ajna a ‘denunciare’ questa situazione.

In questa situazione è possibile che la persona viva un conflitto tra leemozioni negative suscitate dal lavoro e la paura di abbandonarlo nel timore di non riuscire a far fronte alle proprie spese. In questo caso osserveremo con una delle tecniche citate che i corpi sottili non vibrano in armonia tra loro (una situazione che viene definita incoordinazione).

Il soggetto può quindi cominciare un percorso di counseling e di aiuto per darsi una possibilità diversa.

Come si vede, l’anatomia sottile dell’uomo ci mette a disposizione uno strumento davvero potente per essere d’aiuto ai nostri clienti!